di Giuseppe Pirlo
referente dell’Università di Bari “Aldo Moro” per Agenda Digitale e Smart City

Nonostante l’Italia sia da tempo impegnata alla realizzazione della sua Agenda Digitale, i risultati finora conseguiti non sono confortanti. Il Digital Economy and Society Index 2015 (DESI 2015), che analizza la prestazione dell’Europa in ambito digitale e la competitività dei singoli paesi europei, ha di recente evidenziato il triste posizionamento dell’Italia a livello europeo. Secondo il DESI 2015, infatti, sulle cinque principali dimensioni di analisi che vanno dalla Connettività al Capitale Umano, dall’uso di Internet all’Integrazione della Tecnologia Digitale ed ai Servizi Pubblici Digitali, l’Italia occupa tristemente solo la 25° posizione tra i 28 Stati membri dell’UE, seguita solo da Grecia, Bulgaria e Romania.

Due i principali motivi del ritardo italiano: la complicata macchina burocratica, che sostanzialmente rende difficile l’attuazione di procedure snelle ed efficienti a vantaggio non solo delle imprese e dei cittadini ma anche della stessa PA e l’assenza di competenze digitali, che limita drasticamente la possibilità del nostro Paese di cogliere pienamente le opportunità offerte dall’uso delle moderne tecnologie.

In questo scenario la Puglia ha la possibilità di giocare fino in fondo le sue carte migliori, avviando un percorso importante di innovazione per lo sviluppo sociale ed economico del territorio e diventando un riferimento a livello nazionale ed europeo. Diversi sono infatti i punti di forza da cui partire per disegnare la Puglia del futuro, verso la quale orientare il cambiamento. L’infrastruttura digitale di comunicazione è certamente essenziale e con il completamento del programma già avviato per la realizzazione della rete NGAN (Next Generation Access Network) la Puglia diventerà una delle più avanzate regioni italiane, con sistemi di connettività di nuova generazione disponibili su oltre l’88% del territorio regionale. La Puglia possiede anche una importante rete di datacenter che si è ulteriormente arricchita di recente con il data center ReCaS, realizzato dall’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). Con una potenza di calcolo equivalente a circa 13mila PC, una capacità di memoria di oltre 6000 terabyte e con una velocità di trasferimento dati con l’esterno di 10 Gigabite al secondo, il ReCas – localizzato nel campus universitario di Bari – può essere considerato tra i più potenti supercomputer pubblici italiani. Progettato e costruito per garantire le risorse di calcolo scientifico necessarie per i grandi esperimenti di fisica subnucleare e di astrofisica, il ReCaS è anche in grado di supportare le esigenze più avanzate della pubblica amministrazione e per fornire importanti vantaggi competitivi al sistema delle imprese.

Questi risultati – tra i tanti altri ottenuti nella nostra Regione – devono essere oggi utilizzati al meglio per poter fornire un reale vantaggio competitivo al territorio, e quindi alla PA locale, al sistema sanitario, alle scuole ed alle imprese, nonché ai singoli cittadini. E’ del tutto evidente infatti che queste potenti infrastrutture – pur essendo risorse straordinarie – non sono da sole sufficienti a garantire lo sviluppo del nostro territorio ma è necessario definire nuove strategie che le sappiano valorizzare al meglio in una visione a medio-lungo termine ed in piena sintonia con “SmartPuglia 2020”. Non un modello di sviluppo “inerziale” quindi, che replichi le pur eccellenti iniziative del passato, ma un modello che sappia affrontare le sfide più attuali, mettendo a sistema le migliori esperienze maturate e adattandole ai nuovi bisogni di cambiamento.

Va detto infatti che la nostra regione ha saputo in passato mettere in campo una moltitudine di importanti iniziative legate allo sviluppo delle moderne tecnologie, si pensi ad esempio alle numerose esperienze che si sono realizzate con successo nell’ambito della programmazione 2007-2013 attraverso una pluralità di misure messe in essere dalla Regione Puglia (Living Labs, Pre-commercial procurement, Patti per le città, Cluster Tecnologici Regionali, Passepartout SmartPuglia, ecc.). Sarebbe però un errore considerare l’importanza di queste iniziative esclusivamente in relazione alla buona qualità degli investimenti. Nello sviluppo della Puglia del futuro l’aspetto di maggior valore è invece quello legato al fatto che queste iniziative hanno consentito la costruzione di un’ampia rete di innovatori operanti nelle amministrazioni pubbliche e nelle università, nei centri di ricerca, nelle associazioni e nelle imprese. E’ questa rete quel tessuto fertile da cui partire per realizzare in Puglia, in questo momento in cui siamo chiamati ad una nuova importantissima fase programmatoria, l’Agenda Digitale regionale, con tutti i vantaggi economici e sociali che ciò comporta.

E’ quindi necessario affiancare al potenziamento delle “infrastrutture digitali”, a cui la nostra regione si è preoccupata prioritariamente in passato, il potenziamento delle “infrastrutture culturali”, in grado di ampliare quella rete di innovatori e di utilizzatori dei servizi avanzati in grado di valorizzare le risorse ICT a disposizione e migliorare il livello dei servizi e dei prodotti, favorendone al contempo la commercializzazione e rafforzando la competitività delle nostre imprese soprattutto sul mercato internazionale. La mancanza di competenze digitali rappresenta infatti il maggiore fattore di ritardo nello sviluppo del nostro territorio, come anche evidenziato dal DESI 2015.

Ovviamente, poter agire sulle competenze digitali nell’attuale contesto economico richiede la definizione di strategie che agiscano su diversi fronti. Oltre ad avviare processi sistemici di sostegno agli enti formativi istituzionali che operano nella nostra regione (scuola, università, ecc.) è necessario anche agire su idonei strumenti normativi per liberare le energie già presenti nel territorio e favorire lo scambio di conoscenze e di esperienze, creando un ecosistema aperto all’innovazione ed inclusivo anche verso le realtà (siano esse PA, imprese, associazioni, scuole, ecc.) meno pronte a recepire le evoluzioni imposte dall’attuale momento di cambiamento. In tale ottica, appare degno di specifica riflessione il parere fornito dalla Corte dei Conti – Sezione Regionale di Controllo per la Lombardia – in relazione alla possibilità, da parte di un Comune, di avvalersi di volontariato prestato da soggetti a titolo individuale, e che rappresenta un caso emblematico di normativa poco lungimirante se non addirittura contraddittoria. La Corte dei Conti ha infatti precisato come di norma il rapporto di lavoro subordinato per una PA riveste un carattere necessariamente oneroso. Ha però evidenziato anche come siano previsti dalla legge – in alcuni casi – rapporti di lavoro privi del carattere oneroso per i soggetti aderenti ad organizzazioni di volontariato che possono prestare – sotto particolari condizioni e nell’ambito di specifiche convenzioni da stipularsi con le PA – la propria opera in modo spontaneo e gratuito, esclusivamente per fini di solidarietà (L.266/1991). Questo parere espresso dalla Corte dei Conti evidenzia in pieno da difficoltà di adottare delle norme che risultino favorevoli allo sviluppo di un vero ecosistema per l’innovazione e di realizzare quelle comunità alla base delle Smart City. Quanto stabilito dalla Corte dei Conti non tiene conto infatti che consentire forme non strutturate di collaborazione è alla base della veloce diffusione di conoscenze ed è quindi a vantaggio dello sviluppo di nuove competenze. Un ecosistema orientato all’innovazione deve infatti consentire e favorire (attraverso un’adeguata normativa) lo sviluppo di attività di contaminazione tra PA diverse, e tra PA e Università e scuole, o con imprese e associazioni, evitando paradossi come ad esempio quello creato proprio con il parere della Corte dei Conti della Lombardia che escluderebbe dalla possibilità di supportare l’attività del Comune finanche l’associazione dei Digital Champions – così tanto enfatizzata in relazione allo sviluppo dell’Agenda Digitale in Italia – e che nasce proprio con lo scopo specifico di “attivare la collaborazione con Istituti, Enti, organismi pubblici e privati, nazionali ed internazionali” e di “ costituire una sorta di help desk per gli amministratori pubblici sui temi del digitale”.  

Proprio nell’ottica di favorire lo sviluppo di un ecosistema favorevole allo sviluppo dell’agenda digitale la Puglia dovrebbe sostenere con decisione la rapida diffusione delle competenze digitali partendo dall’ampio e qualificato sistema accademico regionale, sulla base di specifici accordi con la Regione e le altre istituzioni del territorio.

Attivare le energie già presenti nella nostra regione consentirebbe inoltre di ampliare la rete degli innovatori, non limitandola ai casi di eccellenza già presenti. Lo sviluppo di un territorio ampio e variegato come la Puglia non può infatti essere considerato effettivo se limitato a casi isolati (sia pure numerosi) di istituzioni, enti, scuole, aziende e piccole start-up che si sono contraddistinte per capacità di innovarsi e di creare innovazione, ma deve invece avere la caratteristica di saper coinvolgere sempre più realtà in un processo virtuoso di contaminazione continua. In tal senso si andrebbe anche a favorire la crescita fisiologica della domanda di servizi e di prodotti innovativi, evitando che a fronte di un’offerta ampia già a disposizione non vi sia un mercato reale in grado di apprezzarla e valorizzarla, e che quindi non si sia in grado – in sostanza – di trasferire sul territorio i risultati delle innovazioni prodotte.

Questo trasferimento può essere fatto ancora più efficacemente favorendo lo sviluppo di grandi progetti a livello di sistema regionale, di aree vaste o anche di raggruppamenti di Comuni, in una visione d’insieme. La nuova progettazione deve saper affrontare in maniera sempre più globale le grandi questioni legate alla sanità regionale, all’istruzione, al commercio, alla logistica integrata, alla mobilità ed ai trasporti, solo per citare alcuni campi di applicazione tra i più complessi e per i quali è indispensabile definire specifiche modalità non solo di intervento ma anche di monitoraggio continuo e misurazione dei risultati conseguiti a livello di sistema regionale complessivo. E’ nell’ambito di queste grandi azioni progettuali che si potranno determinare sia importanti risparmi di scala che spazi diffusi di coinvolgimento ed inclusione anche di realtà tradizionalmente meno innovative, riducendo così drasticamente il gap di conoscenze e competenze digitali che purtroppo anche nel nostro territorio regionale è estremamente elevato.

Ovviamente per fare questo è indispensabile rendere più efficienti le azioni di progettazione, implementazione, gestione e controllo dei processi di innovazione, semplificando le procedure e diminuendo il numero degli attori coinvolti. In questo momento di trasformazione profonda, le lungaggini della macchina amministrativa e la presenza di troppi enti e uffici regionali coinvolti a vario titolo nei processi con una pluralità di livelli decisionali non sempre chiara e con finalità non sempre perfettamente coerenti, è un fattore che limita fortemente l’efficacia e la tempestività degli interventi a favore di imprese e cittadini.

L’innovazione deve poter essere condivisa e mutuata, modificata e adattata rapidamente, attraverso una “catena corta” con pochi passaggi tra le istituzioni e gli attori del territorio, e per i quali siano previsti controlli certi e severi, ma rapidi e non ostativi.

Dobbiamo comprendere che avremo sempre più bisogno di modelli operativi in grado di adattarsi dinamicamente alle esigenze in rapido cambiamento e che la creazione di un sistema territoriale basato su strategie chiare e ben definite per l’innovazione, ma realizzate attraverso schemi semplici e flessibili, è un tassello fondamentale per determinare vantaggi competitivi nei confronti di altri territori europei ed internazionali.

In questo processo la Puglia deve fare affidamento sulle sue risorse umane con maggiore coraggio. La Puglia ha dimostrato infatti di avere risorse umane di primordine – anche grazie al sistema accademico che agisce sul territorio spesso in condizioni di gravi criticità ma con grande impegno. Del resto, di recente anche Gartner ha evidenziato che le organizzazioni che sapranno utilizzare pienamente le capacità delle risorse umane a loro disposizione potranno sperimentare un miglioramento dei risultati di business e ottenere un grande vantaggio competitivo.

E’ quindi indispensabile ed urgente rafforzare – attraverso interventi mirati – il sistema delle università pugliesi e le sinergie tra questo e le PA ed il sistema delle Imprese, favorendo non solo l’impiego dei nostri ricercatori sul territorio ma attraendone anche altri dall’estero, da paesi tecnologicamente avanzati così come anche dai paesi a noi vicini che si affacciano sul Mediterraneo e che vedono da sempre nella nostra regione un territorio di riferimento privilegiato. E’ indispensabile infatti che le risorse umane migliori siano accolte e messe in condizione di esprimere tutto il loro potenziale in Puglia.

In questo percorso per lo sviluppo dell’innovazione la Puglia ha quindi bisogno di tornare alle sue radici profonde, riconoscendosi come terra di frontiera, recuperando la tradizione di accoglienza ed integrazione tra diverse culture e la propria capacità di coniugare differenti conoscenze e competenze. Soprattutto è necessario il coraggio di definire un strada “pugliese” all’innovazione basata sulla capacità di riconoscere i talenti delle persone e il valore fondamentale e dirompente delle relazioni tra esse.


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